Donazioni e Decolonizzazione

SCHIAVO E COSMOPOLITA: I DUE VOLTI DELLA GEOPOLITICA

Come ha ben scritto Manlio Dinucci, la geopolitica è storia di un capitalismo progredito sulla base della tratta di uomini,  cioè schiavismo di una minuscola frazione della popolazione mondiale attuata su altri abitanti del solitario pianeta sul quale tutti abitiamo.

Questa è la piccola terra abitata da Lillipuziani (tutti gli esseri umani sono anzi invisibili, dicono gli astronauti, dalle altezze siderali delle stazioni spaziali), ma non meno feroci di quelli immaginati con impareggiabile ironia da J. Swift nei Viaggi di Gulliver.

La tanto celebrata geopolitica (dai sogni kantiani di pace mondiale in poi) è peraltro, proprio all’atto della sua nascita, come concetto e come realtà, un atto di abuso e violenza di alcuni a danno di altri.

Manlio Dinucci ricorda che a partire dal XVI secolo, la Geopolitica (il senso di appartenenza ad una enclave mondiale) inizia con la formazione nell’area atlantica di un grande circuito commerciale, noto come «commercio triangolare», putroppo imperniato sulla tratta degli schiavi africani.

“Il circuito comprendeva tre distinti tratti, collegati l’uno all’altro: tessili e altri manufatti (in genere di bassa qualità) venivano inviati dall’Europa all’Africa per essere scambiati con schiavi; gli schiavi venivano inviati dall’Africa alle Americhe, dove erano venduti per acquistare prodotti agricoli e metalli; tali prodotti, frutto del lavoro degli schiavi nelle piantagioni e nelle miniere, venivano inviati dalle Americhe in Europa per essere venduti sui mercati nazionali”.

Il primo triangolo geopolitico è dunque un flusso di scambio tra alcuni cosmopoliti europei ed americani che pongono tre vertici schiavistici in Europa-mediterraneo, Africa e Americhe. Il volto del cosmopolita si specchia in quello dello schiavo ed entrambi i volti sono posti sul limen sorgivo della geopolitica.

Appare quanto meno paradossale, dunque, che la guerra commerciale e umana scaturita da queste origini possa porre le basi di un ideale di pace mondiale…ma, d’altro lato, la mano di Dio è in grado di scrivere giuste e buone frasi di storia anche su righe storte e gli effetti inintenzionali delle strutture economiche possono essere volti in un universale concorso al bene…purchè gli uomini cooperino a tale progetto.

Appare del tutto chiaro dall’origine miseramente schiavistica della geopolitica e dagli attuali residui sociologici della colonizzazione e della globalizzazione,  che la vera geopolitica e il vero ideale cosmopolita di pace non possano essere opera umana.

 

DONAZIONI E DECOLONIZZAZIONE

Le attuali migrazioni di popoli verso l’Europa e l’occidente in generale sono un effetto chiaramente inintenzionale della colonizzazione, più su tratteggiata.

La libertà del diritto civile e pubblico di attraversare le frontiere degli stati è una diretta, conseguenza, ma non voluta, dell’anteriore globalizzazione coloniale. I colonizzatori hanno gettato il seme del diritto e della cittadinanza “cosmopolita” nei paesi schiavizzati. Lo schiavo ha ricevuto, come inintenzionale imposizione, la libertà di essere e dirsi cittadino-del-mondo-che-lo-schiavizzava.

Appare, quindi, illusoria ed esposta ad ulteriori effetti secondari e involontari anche l’attuale prassi di alcuni stati europei di tentare di arginare le migrazioni con donazioni monetarie alle autorità dei PVS.

La Norvegia, per esempio, ha di recente offerto 60 milioni di Corone Norvegesi (NOK) per la gestione delle migrazioni in Africa. In particolare, il governo norvegese erogherà altri 60 milioni al fondo “multi-donors” dell’UE per far fronte alla migrazione dall’Africa.

I fondi saranno distribuiti ai paesi del Sahel, ai paesi intorno al Ciad, al Nord Africa e al Corno d’Africa.

In precedenza la Norvegia aveva già contribuito con 80 milioni di corone norvegesi allo stesso fondo, con lo scopo di prevenire “La povertà, la disoccupazione e la cattiva gestione [che] sono tra le cause delle migrazioni”. Così ha dichiarato in una nota stampa il ministro degli Esteri, Ine Eriksen Søreide di Høyre, che ha aggiunto: “I paesi europei devono cooperare con i paesi di origine e di transito sulla gestione delle crisi migratorie e dei rifugiati. Allo stesso tempo dobbiamo combattere la criminalità organizzata e la tratta di esseri umani “.

Nel 2018 circa 86.000 migranti sono arrivati in Europa dall’Africa.

Il fondo “multi-donors” dell’UE intende limitare queste migrazioni, prevenendo le condizioni di povertà e disagio che vi danno origine; inoltre, le misure di aiuto contribuiranno a rafforzare la capacità dei paesi africani di gestire la migrazione.

Le altre aree prioritarie di azione del Fondo sono la creazione di posti di lavoro, la prevenzione dei conflitti, le misure di stabilizzazione, il reinserimento dei migranti rimpatriati e le misure umanitarie rivolte a gruppi di migranti particolarmente vulnerabili.

[Fonte Norway Today: ediz. Sept. 22, 2018]

 

CONCLUSIONI

Il danaro erogato sotto forma di aiuti ai PVS è visto come una sorta di prevenzione degli effetti indesiderati della colonizzazione e, poi, della decolonizzazione, cioè come un’assicurazione dalla contro-colonizzazione effettuata da parte dei paesi poveri nei paesi ricchi.

Senza chiamare in causa la dialettica hegeliana e poi marxista padrone-schiavo, non è vi è chi non veda che è del tutto imprevedibile cosa sarà dei paesi occidentali che, ora, non accolgono i migranti o che vogliono pagare in aiuti umanitari l’allontanamento del pericolo: nessuno (a differenza dei vetero-marxisti) sa quale scenario disegneranno gli stati africani allettati dalla Norvegia e dall’Europa.

Faranno, quegli stati, coalizione politica con l’Europa per stare divisi dagli europei e se sì, quale accordo può esserci tra chi è detestato e chi detesta?